FuoriFase – cap. I “Gli ultimi fuochi, oppio dei popoli”

19 Luglio 2020

Gli Ultimi Fuochi erano quelli che dovevano accendere il cielo dall’acqua, attesi dalle barche cariche di angurie e di canti, di bambini con gli occhi aperti e le bocche spalancate. Vissuti dagli adulti come un ripetuto ricordo, presente e passato, come un panettone di tanti natali.

Gli Ultimi Fuochi erano le scialuppe incastrate sulla fiancata di una nave ferita. Come la vita che stiamo vivendo, Titanic slabbrato che dobbiamo salvare, prima che si inabissi nel vuoto d’assenza delle nostre speranze. 

Gli Ultimi Fuochi erano quelli alimentati da una speranza antica, istintiva, di sopravvivenza. Gli appigli a cui aggrapparsi quando il nulla appare, quando la memoria subentra e sostituisce la realtà. Perché essa diventa insostenibile, se non viene vissuta con gli occhi chiusi a guardare ciò ch’era stato ieri.

Gli Ultimi Fuochi erano quelli più belli l’anno prima, i sorrisi spensierati che non vogliono sapere la Verità, che staccano i sensi tangibili per poter vagare in quelli dell’inconsistenza.

Gli Ultimi Fuochi erano quelli artificiali, come i paradisi mendaci, le uscite dalla vita, le foglie psichedeliche che salgono al cielo in forma di fumo, le Lucy in the Sky with Diamonds, che si specchiano e affondano, tristi, nelle lagune profonde dell’anima.   

Gli ultimi Fuochi erano quelli per riscaldare le mani gelide di una speranza dimenticata, l’incantesimo che trasforma la Peste in Santità.

Gli Ultimi Fuochi erano quelli che…

Gli Ultimi Fuochi non sono esistiti.

 

Gli Ultimi Fuochi sono il titolo italiano di un romanzo

 – incompiuto come ciò che siamo – 

di Francis Scott Fitzgerald:

 

The Last Tycoon. L’Ultimo Magnate.

L’ultimo Redentore.   

  

    One Comment

  • Fabio Vianello 19 Luglio 2020

    Veramente bello. Molto poetico e suggestivo.
    Aspettiamo celermente il prossimo

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