#FUORIFASE Cap. 2 Il vetro di Murano (Nel resto del mondo, invece…)

28 Settembre 2020

A Murano, per andare a fare la spesa, bisogna prendere un carrettino e spesso attraversare uno, due o tre ponti. All’andata e al ritorno. Per andare a Venezia si deve pagare un costoso abbonamento. Quando piove, poi, ci si bagnano le scarpe, i vestiti, ciò che hai acquistato e la mano che tiene l’ombrello, mentre il vento lo massacra. Si impreca, maledettamente. E si paga di più.

Nel resto del mondo, invece, si arriva in macchina all’ipermercato o in qualunque altro posto, si scende al parcheggio e si carica il bagagliaio del Suv di spesa o di valigie, all’inverosimile. Quando piove, poi, ci si accoccola sul sedile, si accende il riscaldamento che soffia il suo alito sui piedi appena inumiditi, e si torna a casa. Si sorride, dolcemente. E si paga di meno.

A Murano, quasi tutte le case soffrono la vecchiaia dell’umidità. Spesso lasciano il loro odore di sofferenza sui vestiti e sui ricordi. Sono piccole, vecchie e, qualche volta, insalubri. E si pagano di più.

Nel resto del mondo, invece, generalmente le case sono grandi, non hanno secoli alle spalle. Non hanno la salsedine che le divora. E si pagano di meno.

A Murano, in inverno, si ascoltano le sirene. E non ci si fa legare al palo, come Ulisse, ma intabarrati e, ricoperte le gambe con lunghi preservativi verdi a forma di stivale, si va a vedere se l’acqua e la merda salgono ad erodere il tuo passato, il tuo presente e il tuo futuro. Corri a vedere se la marea, bagnata… brucia i motori delle macchine che alimentano il lavoro. E perdi le cose. E fai le riparazioni. E si paga la paura. Di più.

Nel resto del mondo, invece, le sirene sono quelle di Walt Disney. L’acqua alta è asciutta, dentro il televisore. E la si chiama “Aqua Granda”, che fa tendenza virale. Non si teme novembre, dicembre, gennaio… Le cose in più sono ordinatamente riposte in garage, sottoterra, metri sotto il livello del mare. E non si paga la paura. Per nulla.

A Murano,da mille anni, facciamo il vetro di Murano. Lo respiriamo, lo trasformiamo, portiamo le materie in mezzo all’acqua, tra le calli, nei nostri cuori fatti di memoria. Paghiamo il costo della storia, delle persone che c’erano prima, di quelle che forse non ci saranno più, davanti al fuoco. A Murano il vetro brucia i polmoni, taglia, scotta. A Murano il vetro lo creiamo, lo inventiamo. Lo amiamo. E lo paghiamo. Tanto. 

Nel resto del mondo, invece, dicono di fare il vetro di Murano. E non pagano l’acqua, il respiro, la terra, il fuoco. Nel resto del mondo, invece, il vetro lo disegnano, lo suggeriscono, lo “designano”, lo eventano. Lo stampano. Lo chiamano Glass. Qualche volta uno del resto del mondo viene a Murano, a colonizzare. Amano i soldi che il vetro di Murano produce. E se lo premiano. Lo pagano, certo. Ma mille anni di meno. Per una cosa che non è mai appartenuta loro. 

Perché il vetro di Murano, quello vero, lo facciamo solo noi, muranesi, a Murano. 

Nel resto del mondo, invece…    

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